Civita costituisce uno dei panorami italiani più noti al mondo. Il paese si trova a poco meno di due ore in auto da Roma, in cima a una rupe di tufo al centro della valle dei calanchi, formazioni di argilla e calcare modellate dall’erosione e dal vento. È collegato a Bagnoregio, il comune di cui è frazione, da un ripido ponte di cemento armato costruito nel 1965 da cui si può passare soltanto a piedi o al massimo con piccoli mezzi a motore e motorini. Qui sono stati girati film, serie televisive e negli ultimi anni diversi spot pubblicitari. Il caratteristico effetto di sospensione delle case tra le nuvole, visibile soprattutto durante i mesi invernali, è stato ripreso in molti film.
Lo scrittore Bonaventura Tecchi, nato a Bagnoregio nel 1896, descrisse così Civita nel racconto intitolato “Antica terra”:
«Tutto quel che è rimasto – un ciuffo di case e di mura in rovina, nere sul tufo, erette come sul vuoto – respira ormai l’atmosfera della fine. La fiaba del paese che muore – del paese che sta attaccato alla vita in mezzo a un coro lunare di calanchi silenziosi e splendenti, e ha dietro le spalle la catena dei monti azzurri dell’Umbria – durerà ancora».
La precarietà fa parte della storia di questo paese e in un certo senso è il principale motivo della sua fortuna. Il rischio di non poter rivedere più Civita spinge ogni anno centinaia di migliaia di turisti a deviare il tragitto nel viaggio tra Roma e Firenze per visitare “il paese che muore”, diventato un marchio.